Tallina #1
Passata la Polonia ti sbatte contro una tavola di nuvole grigie fino all’orizzonte, con il muso le buca e senza che te ne accorgi il pilota sta già cercando di controllare l’areo che sbanda leggermente per la neve. Preso il bagaglio a mano mi ritrovo in una sala di legno lamellato e vetro, di divani in pelle e pubblicità di Whisky, di buona musica e dolce tepore. L’hub è grande poco più di un duty free ma il solo stare li vien da piangere. Di colpo se la trova davanti, non era previsto, le sorprese sono sempre cose belle. Apettano l’autobus per la stazione principale e cononosco altri 3 italiani, 2 studenti erasmus e un uomo sui 50, avventuriero verso l’est, ostello per ostello, così tanto per. Aspettano 4 ore l’autobus per Tallin in una grande sala d’attesa gialla probabilmente vecchia come la Russia, fortunatamente lei aveva portato del salmone al carpaccio, burro, pane nero e succo di carota per alleviare l’attesa, nonché i tanto amati confetti di ribes; noi si mangiava, gli altri itliani bestemmiavano per il freddo e il ghiaccio, un poliziotto portava via degli alcolizzati. Altre 4 ore di autobus, tra boschi e distese di neve, solo boschi e distese di neve. Boschi e distese di neve; poi le prime case, la strada che si fa sempre più spazio fino ad essere circondata solo da edifici, luci, marciapiedi fino ad arriva al porto, dove ci sveglia, le gambe si sgranchiscono e finalmente si sente questo tanto voluto freddo.
